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GLI ARCHETIPI DEL CAMBIAMENTO
Un viaggio per conoscere meglio se stessi ed affrontare i propri Draghi

Prossimo percorso in partenza:
martedì 6 febbraio 2018

Percorso esperienziale di crescita e trasformazione, per scoprire le risorse ed affrontare le difficoltà relative ad ogni tappa del viaggio, vestendo i panni dei sei personaggi archetipici:
Innocente, Orfano, Martire, Viandante, Guerriero, Mago.

8 incontri con cadenza settimanale
martedì sera dalle 20.30 alle 23.00
dal 6 febbraio al 27 marzo 2018

Via Madonna delle Grazie, 8 - Firenze
(zona Coverciano)

Il percorso sarà attivato con un numero minimo e un numero massimo di partecipanti

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L’INNOCENTE è l’archetipo dell’età dell’oro, dell’assoluta felicità e fiducia, quella che si sperimenta nella pancia della mamma o fra le sue braccia quando siamo molto piccoli, o da grandi quando siamo innamorati e crediamo che niente e nessuno potrà mai privarci di questa gioia.

E’ un archetipo importantissimo, perché avere sperimentato in qualche momento la fiducia e la felicità significa avere un solido punto di riferimento e un’aspirazione a cui tornare, una speranza sempre viva che nel nostro futuro potremo tornare a sperimentare queste splendide sensazioni.

E’ anche un archetipo molto forte, la cui attrattiva su di noi è tale, che spesso ci impedisce di sperimentare i cambiamenti, di aspirare a una crescita e ad un’evoluzione verso il nuovo e l’ignoto.

 

L’ORFANO è l’archetipo della caduta, della perdita della felicità, dell’abbandono, del dolore, del lutto. Il suo impatto nel nostro percorso provoca una fortissima frattura. Nel momento della perdita, la nostra sofferenza sembra incurabile, abbiamo la convinzione che l’unica cosa che potrebbe guarirci è tornare all’Innocente, e tutto quello che desideriamo è che le cose tornino come prima. Non vediamo altre strade. Nella visione dell’Orfano, il mondo è un luogo crudele e spietato, che lo ha privato della felicità e che non gli dà quello che desidera, oppure è lui ad essere indegno e immeritevole di ricevere ciò di cui ha bisogno. Così, la nostra energia si concentra tutta nel tentativo di recuperare la felicità perduta. In questo tentativo, risucchiamo energia dall’esterno, siamo bisognosi e dipendenti, vediamo l’ambiente e le persone come potenziali fonti che potrebbero fornirci il benessere perduto e cerchiamo di attaccarci ad esse per prendere/pretendere quello che ci spetta, quello che ci è stato tolto così crudelmente e ingiustamente.

In questa fase siamo quindi incapaci di occuparci degli altri; siamo come un pozzo vuoto, che non può dare acqua ai passanti, finché non torna ad essere riempito. Questa condizione di dipendenza è del tutto normale per un bambino, mentre crea molte difficoltà ad un adulto, perché gli impedisce di instaurare rapporti alla pari, in cui il dare e il ricevere fluiscono in uno scambio di reciproca soddisfazione.

L’energia dell’Orfano è molto potente, e torna da noi nella vita ogni volta che subiamo una perdita: sul lavoro, nell’amore, nelle amicizie, nella salute...

Se non ci attardiamo nella sua energia, permettendole di tenerci legati a sé con il suo mito della felicità assoluta, del principe azzurro, del lavoro perfetto, della vincita al superenalotto…, l’Orfano è anche il più grande motore del nostro Viaggio, perché innesca un forte desiderio di crescita e cambiamento.

 

Il MARTIRE (ma a me piace chiamarlo anche l’AMANTE) è l’archetipo del dare, dell’amore e, come supremo Dono, del sacrificio. Quando l’Orfano scopre la possibilità di fidarsi nuovamente, scopre anche di avere qualcosa da dare, qualcosa di suo e di molto speciale; il pozzo è tornato a riempirsi. E può ricominciare ad amare, in un modo diverso da quello dell’Innocente, perché sa che non tutto gli è dovuto e che nella vita esistono anche la perdita e la sofferenza, perciò ha acquisito una consapevolezza del tutto diversa. Inoltre sente che può donare, sente di essere in grado di occuparsi di altri, di regalare momenti di gioia, e concentra la sua attenzione nel rendere felici gli altri. Il Martire/Amante è molto generoso e stare in sua compagnia è molto piacevole.

L’aspirazione del Martire è ancora quella di tornare all’età dell’oro, e costruisce un mondo “d’oro” per chi gli sta d’intorno. L’”oro” dunque esiste, nella visione del Martire, ma siamo noi a costruircelo con le nostre forze.

Nei confronti del Drago (l’evento doloroso che ha provocato la caduta dell’Orfano), il Martire ha l’idea che, se sarà “buono”, il Drago sparirà e lui potrà tornare all’Innocente. Il Martire si attende di poter ricevere prima o poi una ricompensa per la sua generosità.

Il dare del Martire arriva all’atto supremo dell’amore, il sacrificio; nella sua capacità di donare, il Martire rinuncia ad ogni beneficio personale, in favore degli altri. Il Martire è altruista verso le persone che ama, fino a sacrificare se stesso.

Ma lo squilibrio che questo crea (nel dare continuamente senza necessariamente ricevere niente in cambio), diventa ad un certo punto evidente per il Martire stesso, e quando questo avviene, il Martire è pronto per il passaggio all’archetipo successivo, quello del Viandante.

 

Il VIANDANTE è l’archetipo della ricerca di se stessi, del Viaggio per eccellenza. Il Viandante si accorge che, nel sacrificio del Martire, si perde una parte di sé, si rinuncia alla propria identità, o forse non si sa ancora qual è, perché fino adesso si è cercato di adeguarsi alle identità degli altri, per farsi amico il Drago e poter tornare all’Innocente.

Perciò il Viandante decide di cercare la propria identità, e per far questo ha bisogno di una fase di ricerca solitaria ed aperta a più possibilità. Il Viandante ha bisogno di sperimentare liberamente più strade, per trovare quella a lui più consona. Il Viandante ha bisogno di spazio, momenti di solitudine, libertà di movimento.

Nei confronti del Drago, il Viandante se ne allontana, fugge, non vuole vederlo, perché ancora non è pronto, ma sta cercando il modo di poterlo sconfiggere; quando avrà trovato gli strumenti, le armi per fronteggiarlo, quando avrà trovato se stesso, potrà finalmente affrontare il Drago senza timore.

 

Il GUERRIERO è l’archetipo dell’identità, del coraggio, della forza. Il Viandante che ha trovato la propria identità, diventa un Guerriero. Il Guerriero fronteggia il Drago senza timore, ad armi pari. Quando sappiamo chi siamo, possiamo porci di fronte agli altri senza il timore di essere sconfitti, di risultare inferiori, meno capaci o più deboli. Siamo in grado di sostenere la nostra opinione con fiducia e fermezza.

Non è possibile raggiungere la consapevolezza del Mago, finché non si è arrivati a sentirsi al pari con il Drago, come fa il Guerriero.

Il Martire dà, il Guerriero prende. Un Guerriero che nel suo percorso sia passato attraverso l’archetipo del Martire, è in grado di prendere per sé, tenendo anche conto delle esigenze degli altri. Un Martire che nel suo percorso sia passato attraverso l’archetipo del Guerriero, è in grado di dare, tenendo anche conto delle proprie esigenze. Un Guerriero e un Martire meno consapevoli, non sono in grado di tenere conto delle richieste dell’intero sistema, e il loro rapporto con il dare e il ricevere è parziale e unilaterale: un Guerriero inconsapevole prende per sé ignorando gli altri, un Martire inconsapevole dona ignorando se stesso.

Il Guerriero è un tipico archetipo maschile, ma questo non significa che non debbano passare attraverso di lui anche le donne. E’ necessario essere sufficientemente combattivi, nel tentativo di raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri desideri, per poter stare bene con se stessi e con gli altri.

Il Guerriero deve però passare da un’ultima lezione prima di arrivare all’archetipo del Mago: accettare la possibilità di essere sconfitto. Quando il combattimento è ad armi pari, nessuno dei due può vincere, e la battaglia diviene infinita. Il Guerriero, infine, si accorge che non può vincere sul Drago.

Per diventare un Mago, il Guerriero dovrà imparare a rinunciare.

 

Il MAGO è l’archetipo della saggezza e della consapevolezza. Quando il Guerriero impara a rinunciare, vede che non tutto è perduto. La battaglia va combattuta fino in fondo, per potersi poi rendere conto che la vera vittoria arriva in tutt’altro modo.

Il Mago si accorgerà che l’unico modo per sconfiggere realmente i propri Draghi, è farseli sinceramente amici. Egli raggiunge finalmente la coscienza che, senza il Drago, non sarebbe arrivato dov’è, non avrebbe vissuto la storia che ha vissuto, e non sarebbe chi è oggi, con le capacità e gli apprendimenti che il Viaggio gli ha regalato. Il Mago non tornerebbe mai indietro, non rinuncerebbe al proprio Drago in cambio di una vita comoda e sicura, perché la ricchezza ottenuta attraverso le esperienze del percorso è superiore a qualsiasi altra.

Il Mago sa che il Drago è una parte di lui; è il modo in cui egli ha percepito l’episodio che lo ha reso Orfano, perciò il Drago non esiste realmente all’esterno di noi, ma è una creazione della nostra mente. Le difficoltà si presentano sulla nostra strada per indurci a crescere, ma solo quando si è completato il cammino, si è in grado di coglierne il valore.

Il Mago apprezza ed ama la vita, le persone e l’Universo esattamente per quello che sono, senza cercare di cambiarli; sa che ogni cosa ed ogni individuo sono perfetti esattamente così come sono, ed ogni evento che ci accade è una preziosa occasione di crescita; ogni Drago giunge sulla nostra strada per permetterci di apprezzare con pienezza il dono del percorso.

Per il Mago, la felicità non è nel punto di arrivo, ma consiste nel vivere intensamente il Viaggio.

Ilaria Bon


Il percorso è ispirato a: Carol S.Pearson, L'Eroe dentro di noi, ed. Astrolabio, e all'adattamento del libro in forma di esperienza PNL.

In collaborazione con la cooperativa sociale onlus "Nuvole", www.nuvolenuvole.it.

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I PILASTRI
DELL'AUTOSTIMA
UN TEMPO PER ME
(ASSAGGI DI...;
UN SABATO PER ME, MEDITAZIONI DI PRIMAVERA)
drago autostima orso love yourself


Ilaria Bon - Counselor Relazionale a indirizzo PNL Sistemico - Firenze
C.F. BNOLRI71E59D530U
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